... Lorenzi si mostra scultore sicuro e professionalmente attrezzato proprio nella qualità della definizione formale, cioè nella capacità di una sintesi che abbandona qualsiasi intento didascalico, descrittivo o narrativo, per imporsi nello spazio come forma che semplicemente racconta se stessa, compiuta e, dunque, senza più neccessità di referenze o riferimenti esplicativi: energia raffinata che si fa movimento plastico, danza lieve della materia, che un alito leggero sembra muovere, conferendo al gesto un' espressività comparabile al tendersi di linee essenziali del corpo, innervarsi di un' energia intima, morale, spirituale, che si restituisce alla vita e alla ricerca della forma come armonia e continuità tra interno ed esterno, anima dell' uomo e anima del mondo, anima e corpo, entrambi liberati da qualsiasi predeterminazione sensoriale o dogmatica della visione, e resi gesto puro, misura plastica, emozione dello spazio e del tempo della vita - ma già fuori storia - ormai nella dimensione rarefatta della contemplazione poetica e della pura intuizione lirica.
(dal testo critico di Giorgio Segato “SCULTURA, FORMA VIVA” Padova, giugno 1997)
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